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Presentato il 25 novembre il 3° rapporto dell’osservatorio della crisi pandemica nella provincia di Prato

Presentato il 25 novembre il 3° rapporto dell’osservatorio della crisi pandemica nella provincia di Prato

L'osservatorio è un progetto di CGIL Prato che si avvale della collaborazione di LABORIS - Laboratorio di Scienze del Lavoro del PIN di Prato.

Non è un quadro positivo quello che mostra il rapporto curato dai ricercatori Enrico Fabbri e Dimitri Storai: la produzione è ancora in discesa ed il mercato del lavoro sempre “congelato”; export in continua caduta; tanta cassa integrazione; aumento povertà e contrazione dei salari. La ricerca è stata presentata on-line da CGIL Prato mercoledì 25 novembre.

L’occupazione scende - Prato in nove mesi, da gennaio 2020, ha perso 1500 posti di lavoro, 1400 su scala annua. In dati assoluti: gli addetti impiegati nelle imprese pratesi, che risultavano essere 108.010 al 31.12.2019, sono 106.502 alla data dello scorso 30 settembre (-1,4%). La dinamica negativa risulta particolarmente marcata nei dati relativi ai dipendenti (-1.257 su base annua, in percentuale -1,48%, e -1.443 nei primi nove mesi 2020, in percentuale -1,7%).  

Imprese, stessi numeri - Il calo della produzione e dei lavoratori impiegati non si rispecchia nella presenza delle imprese e nelle unità in cui sono suddivise, per una sorta di effetto “resistenza”. Al 30 settembre del corrente anno le imprese pratesi attive risultavano 28.916, l’8,22% delle aziende toscane. Prato conferma la spiccata specializzazione nel tessile e nell’abbigliamento, con la quota delle imprese tessili e dell’abbigliamento che rappresentano rispettivamente il 58,14% e il 54,3% delle imprese toscane. Il panorama provinciale fa registrare la “tenuta” nei numeri delle imprese attive, che restano più o meno uguali dal 30 settembre dello scorso anno (-0,03%) e da gennaio a settembre 2020 (+ 0,17%). Da segnalare la sofferenza del tessile (-3,92% settembre 2019-settembre 2020 e -2,78% gennaio-settembre 2020), e della meccanica (-4,00% settembre 2019-settembre 2020 e -2,89% gennaio-settembre 2020). Nei primi tre trimestri si contrae anche il numero delle imprese di costruzioni e di ristorazione, con una crescita seppur lieve nel terzo trimestre. 

Imprese ad “alto valore aggiunto” - La dinamica delle imprese vede la crescita dei settori “ad alto valore aggiunto” (produzioni di software, consulenza informatica, servizi di informazione e altri servizi informatici, attività legali e contabilità, attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale, studi di architettura e ingegneria, pubblicità e ricerche di mercato, attività scientifiche e tecniche) la cui evoluzione “risulta di particolare interesse – è scritto nell’indagine riferita al terzo trimestre – in quanto i servizi da loro offerti possono svolgere un ruolo propulsivo nello sviluppo di innovazione del prodotto, di processo e di mercato, (…) fornire un contributo estremamente rilevante alla competitività delle impese manufatturiere e non solo”. La loro crescita percentuale a Prato è anche superiore seppur lievemente alla crescita toscana: sono 1439 le imprese pratesi “ad alto valore aggiunto” al 30 settembre 2020, più 1,70% nei dodici mesi tra settembre 2019 e settembre 2020, più 1,84% da gennaio al 30 settembre 2020.        

Esportazioni ancora giù -  L’export scende ancora nel secondo trimestre 2020. Con la sola “anomalia” dell’America settentrionale (più 14% sul 2019), la provincia di Prato in confronto al secondo trimestre 2019 e 2018 (fatto cento) perde volumi di export verso tutte le aree: verso l’Europa dove si attesta al 60,41%, con una contrazione di circa 35 punti sull’anno scorso, ancora più marcata (quasi 40 punti) rispetto al 2018; verso l’Asia dove praticamente con il 50,32% dimezza le sue esportazioni rispetto al secondo trimestre 2018.

Mercato del lavoro, congelato - Nel terzo trimestre il mercato del lavoro pratese continua ad essere “congelato”: I movimenti sono pochi. Gli avviamenti sono ben al di sotto dei dati dello scorso anno (-13,8%), anche se il periodo luglio-settembre 2020 mostra una variazione negativa in miglioramento. Sulle cessazioni peggiora il raffronto 2019- 2020: le minori cessazioni (-33%) nel secondo trimestre si riducono nel terzo (-17%). La causa: la scadenza dei contratti a termine accesi prima dell’avvento del lockdown. In aumento proroghe (+13,1%) e trasformazioni (+2,5%).

Maggiore povertà – Crescono tutti gli indicatori che denotano un peggioramento nelle condizioni economiche delle famiglie. Aumentano le erogazioni del Reddito di cittadinanza (Rdc) per nuclei famigliari (2099 nel 2020, 1811 nel 2019) e per percettori (5281 nel 2020, 4730 nel 2019), con una impennata tra maggio e agosto: il numero dei beneficiari di Rdc è cresciuto dell’8,3%. Cresciuta anche la media (+7,8%) del sussidio, con Prato che si colloca sopra il dato toscano, passato da 466,11 a 502,58 euro. Le famiglie si percepiscono anche “più povere”: netto è infatti il divario fra richieste e domande accolte (meno del 42,6%) del Reddito di emergenza.

Ammortizzatori sociali, consumo sempre alto – In costante aumento anche le ore di cassa integrazione (Cigo): a luglio sono oltre 50 volte maggiori rispetto a giugno, con un totale di ore autorizzate da gennaio di 7.170.196 (176.847 nel gennaio-luglio 2019). Il maggior consumo di Cigo nell’industria si registra nel tessile (58,3%), nell’abbigliamento (17,1%) e nelle aziende meccaniche (10,5%). Sono 1.872.185 le ore autorizzate fino a luglio 2020 di cassa integrazione in deroga, con una media di 25,3 giorni per lavoratore. Più di 1 milione le ore autorizzate dal Fondo di integrazione salariale.

 

Recapiti

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