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Convegno sull'agricoltura che affronta il cambiamento climatico

Convegno sull'agricoltura che affronta il cambiamento climatico

Si è svolta a Firenze, presso l’Auditorio di Sant’Apollonia, la giornata di studi con FAO, UNESCO, Università di Firenze, Ministeri di Agricoltura ed Esteri e territori.  Al centro del dibattito una riflessione sui modelli di agricoltura tradizionali che possono contrastare gli effetti del cambiamento climatico e fornire sostentamento economico.
Un approccio che fronteggia l’altro modello, quello dell’agricoltura intensiva, che oggi mostra i suoi limiti nella incapacità di adattarsi ad eventi estremi, funzionando solo per il 30% delle aree agricole del mondo (il 25% in Italia) e corresponsabile dello spopolamento delle aree rurali. L’appuntamento si è tenuto l'8 novembre, e ha visto gli interventi dei rappresentanti di FAO, Unesco, Università, del governo, del Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Sovranità alimentare, Ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Regione Toscana e territori.

“L’agricoltura intensiva non è riuscita a risolvere il problema della fame nel mondo, con 800 milioni di persone che tuttora ne soffrono ed una crescente incapacità di accedere a diete sane – ha spiegato il prof. Mauro Agnoletti, Titolare della Cattedra UNESCO Paesaggi del Patrimonio Agricolo (UNI FI). – è necessario recuperare pratiche agricole tradizionali, forse meno produttive, ma sicuramente più resilienti, perché nel corso del tempo hanno sviluppato la capacità di adattarsi a climi e ambienti diversi e mutevoli, che consentono loro di resistere meglio ad eventi estremi. I terrazzamenti sono uno dei tanti esempi che abbiamo, perché in presenza di piogge intense sono in grado di ridurre la velocità dell’acqua e l’erosione del terreno, riducendo il rischiodi frane e alluvioni”.

La riflessione si è focalizzata sui modelli di agricoltura che possono contrastare gli effetti del cambiamento climatico, adattandosi e riducendo i consumi energetici, fornendo sostentamento economico e sicurezza ailmentare alle popolazioni locali e contribuendo a ridurre i flussi migratori di natura economica e climatica. Ma anche contrastando gli effetti dei conflitti, come nel caso della guerra in Ucraina, dove a pagare il prezzo maggiore della carenza di grano sono stati i Paesi del sud del mondo.

L’appuntamento di Firenze è nato come giornata di studi conclusiva del progetto Building capacity: corso internazionale avanzato applicativo su GIAHS (Globally Important Agricultural Heritage Systems) per la valutazione della resilienza in tre diversi contesti socio-ambientali e bioculturali: Africa, Asia e America Latina”, iniziativa collegata al Programma FAO GIAHS  e co-finanziata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) che ha visto come soggetto attuatore il Dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e forestali (DAGRI) dell’Università di Firenze e il PIN Polo Universitario Città di Prato in qualità di partner. In quattro anni di progetto sono state sviluppate 4 edizioni di un Master Internazionale che ha formato 60 manager del territorio rurale, provenienti da 25 Paesi, tra i quali Asia, Africa, Centro e Sud America, ma anche Europa, in grado di identificare e gestire questo tipo di agricoltura.

Tra i sistemi agricoli di cui si occupa il programma mondiale Fao Giahs c’è quello che riguarda i contadini della zona del lago Inle in Birmania, caratterizzata da scarsità di terre coltivabili ma molte superfici coperte dall’acqua, nella quale sono state ideate delle isole galleggianti fatte di fango e paglia per coltivare ortaggi ed altri prodotti, che vengono trasportate e scambiate sul lago con altri contadini. All’altro capo del mondo, nel deserto del Sahara, ci sono invece sistemi di irrigazione per sommersione che usano limitatissime quantità di acqua ed hanno consentito la creazione di oasi dove si coltiva di tutto, dagli olivi alla frutta, dai datteri all’uva. Allo stesso modo nel nostro Paese, per il 75% montuoso e collinare, migliaia di km di terrazzamenti hanno permesso e in parte consentono ancora, di coltivare terreni in forte pendenza, senza irrigazione, mantenendo la fertilità e limitando il dissesto idrogeologico, con una crescente attività di ripristino di questi sistemi, oggi patrimonio Unesco.

Nel corso del convengo a Firenze sono intervenuti Luca De Carlo, Presidente Commissione Agricoltura del Senato,  Sergio Marchi, Capo Segreteria Tecnica Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, dellAgenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), Maurizio Martina, Vice-Direttore aggiunto FAO, Bruno Archi, Rappresentante permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a Roma, Simone Orlandini, Direttore Dipartimento DAGRI Università degli Studi di Firenze, Daniela Toccafondi, Presidente PIN – Polo Universitario Città di Prato. Tra gli speaker Cristian Giardina – USDA Research Center Hawaii, USA, Angelo Barone, Presidente Consulta Nazionale dei Distretti del Cibo, Carlo Francini, Coordinatore Rete italiana siti UNESCO, Canio Alfieri Sabia, Direttore Generale Sviluppo economico, lavoro e i servizi alla comunità della Regione Calabria.

 

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