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La storia di Mario Tchou, l’ingegnere che con Adriano Olivetti costruì il primo computer italiano

Sarà ricostruita durante la Notte dei ricercatori che si terrà al PIN venerdì 24 settembre l’incredibile avventura che condusse l’ingegnere italiano di origini cinesi a costruire il primo calcolatore italiano moderno. 

Nato nel 1924 a Roma, figlio del diplomatico cinese Yin Tchou che lavorava presso il consolato, Mario Tchou consegue la maturità classica al liceo Torquato Tasso di Roma, comincia gli studi di ingegneria presso l'università La Sapienza di Roma e poi li prosegue, tramite una borsa di studio, negli Stati Uniti. Grazie alle sue notevoli capacità fa rapidamente carriera come docente e nel 1952, all'età di 28 anni, diventa insegnante alla Columbia University di New York.

Nel 1954, chiamato da Adriano Olivetti, crea e dirige il Laboratorio ricerche elettroniche dell’Olivetti a Barbaricina (Pisa), selezionando ed assumendo il team di ricercatori che pochi anni dopo hanno realizzato il famoso Elea 9003, primo calcolatore a transistor al mondo. Dopo la morte di Mario Tchou avvenuta nel 1961 a 37 anni, e la conseguente crisi dell’elettronica in Olivetti, l’ingegnere Pier Giorgio Perotto nel 1965, con un piccolo gruppo di ricercatori, realizzò la Programma 101, il primo personal computer al mondo.

Oltre ad essere il creatore del primo PC (anche se aveva un altro nome) Mario Tchou ha il merito di essere una figura poliedrica ed incredibilmente attuale, antesignano di un’epoca come la nostra dove l’intercultura è ormai un processo irreversibile.

Recapiti

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